Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa

5675734_322879Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa di Mario Calabresi è un libro che consiglio di leggere a tutti quelli che appartengono alla mia generazione. Soprattuto a loro, a noi. Si perché una parte si riconoscerà immediatamente (e con legittimo orgoglio) nei personaggi delle storie raccolte in questo libro, ragazzi che hanno avuto coraggio e che hanno deciso di non nascondersi dietro il rassicurante pretesto “tanto è inutile, c’è crisi”. Storie di ragazzi che non hanno avuto paura di diventare grandi” recita la copertina, per la precisione. Poi ci sono gli altri, quelli che da queste storie fanno sempre in tempo a prendere ispirazione.

Mario Calabresi parte scrivendo dei suoi zii, Gianluigi Rho e Mirella Capra, giovani sposi milanesi che all’indomani del matrimonio e della laurea in medicina decidono di rinunciare alla rassicurante carriera accademica o in corsia per aprire un ospedale in Africa, in un posto sperduto chiamato Matany, nel Nordest dell’Uganda. La loro lista di nozze è composta da “22 letti per adulti, 9 lettini per bambini, culle per neonati, lenzuola, elettrocardiografo, microscopio, lettino operatorio, lampada operatoria, attrezzi per la chirurgia” e da tanta passione, quella che li  porterà avanti senza esitazione in questa impresa nella cui riuscita in pochi credevano. Sono passati più di quarant’anni dal giorno in cui Gigi e Mirella hanno messo piede per la prima volta a Matany e oggi l’ospedale è ancora lì, centro d’eccellenza per la cura e la formazione di giovani medici e infermieri del posto. Cosa sarebbe accaduto se si fossero lasciati scoraggiare dai tempi o dai giudizi degli altri? Sono passate diverse generazioni e oggi a trovarsi di fronte a scelte coraggiose come quelle di Gigi e Mirella ci sono Elia, Aldo e Bianca (in cui io mi sono immedesimata) che con loro condividono l’energia, l’intraprendenza e la capacità di guardare avanti, al futuro, senza cedere mai alla passività.

Questo libro è la dimostrazione che è ancora possibile coltivare dei sogni. E, se posso permettermi (anzi, se lo avessi scritto io), lo dedicherei con tutto il cuore ai miei coetanei disillusi e scoraggiati. Fatene tesoro e grazie Mario Calabresi per aver affrontato questo argomento regalandoci tanto ottimismo. Di Mario Calabresi ho già recensito uno dei miei libri preferiti Spingendo la notte più in là

In febbraio il papà di Mirella, mio suocero, ci convocò a casa sua. Ci fece sedere davanti alla scrivania del suo studio: sembrava di stare in un processo davanti al giudice o a un esame universitario. Allungò davanti a noi un foglio bianco e disse: “Le cose vanno fatte per bene, adesso scrivete i pro e i contro di questa scelta”. La colonna dei contro si riempì subito: la scuola dei figli, la perdita del posto di lavoro, un nuovo sradicamento…dall’altra parte, invece, non c’era nulla. Poi scrissi una sola frase nell’altra colonna: “Uno slancio del cuore”. A quel punto mio suocero si alzò, ci abbracciò e disse: “Leggete bene i contro, adesso ne siete consapevoli. Vi auguro buon viaggio”. Il suo messaggio era chiaro e sorprendente: solo chi conosce le difficoltà, poi le può affrontare, e non è scritto da nessuna parte che nella vita si deve scegliere la via più facile o la meno rischiosa, basta esserne coscienti.

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