Un gioco da bambini

ballardUn gioco da bambini è il primo libro che leggo di J.G. Ballard e per questo non sono ancora in grado di dare un giudizio su questo scrittore. C’è anche un altro motivo, ad essere onesti credevo di leggere un libro di fantascienza (motivo per cui mi è stato consigliato) e invece, per mia totale ignoranza sulla sua bibliografia, sono andata a pescare un libro che di fantascientifico ha praticamente niente. Meglio così perché Un gioco da bambini è un giallo e io amo i gialli più di qualsiasi altro genere letterario e  comunque nettamente di più della fantascienza (anche se a voler essere precisi nel caso di Ballard non è fine a se stessa ma piuttosto utilizzata come mezzo per descrivere gli effetti che la modernità ha su psiche e società).

Dunque, questo giallo deduttivo abbastanza inquietante, che ho comprato perché la trama mi sembrava così fuori di testa da non poterne fare a meno, si svolge tra le mura di Pangbourne un lussuoso complesso residenziale in cui vivono famiglie all’apparenza perfette e realizzate. La vita scorre serena tra partite a tennis e nuotate in piscina, finché un mattina accade qualcosa di orribile: tutti gli adulti di Pangbourne vengono brutalmente uccisi e i loro tredici figli scompaiono senza lasciare traccia. Ad indagare su questo massacro è lo psichiatra forense Richard Greville, affiancato dal sergente Payne, a cui il Ministero degli Interni cede il caso dopo avere rinunciato alla sua risoluzione. Quello che emerge dalle indagini dell’uomo sembra  però non portare da nessuna parte. La vita condotta dalle famiglie coinvolte nel crimine infatti è talmente priva di ombre da risultare assurdo, e perfino sconveniente, credere che qualcuno possa averli voluti eliminare. Tutto troppo perfetto, a partire dai rapporti idilliaci tra adulti e ragazzi, oggetto di affetto e protezione al limite del patologico da parte dei genitori. E se fosse proprio lì la chiave di tutto? Greville scopre il vero volto oscuro di questa società fondata sul controllo reciproco, ossessivo  al punto da privare questi tredici giovani della cosa più importante, la loro vita. Ovviamente la soluzione finale del caso (ve la dico o non ve la dico? Tanto ci sarete arrivati da soli) non verrà mai confermata dalle istituzioni che continuano a credere alle versioni più assurde, come quella dell’attentato terroristico o dell’esercitazione militare finita male, piuttosto che accettare un serio disagio sociale.

In libreria ho pensato che la trama fosse semplice, cioè il finale si capisce leggendo la quarta di copertina. Ovviamente si deve andare molto oltre per comprendere questo libricino dai tratti orwelliani. Primo libro di Ballard promosso quasi a pieni voti, ma adesso voglio abbandonare la fase della satira sociale e leggere la sua fantascienza, consigliate titoli?

 

[…] se non altro sappiamo perché qui non c’erano mariti e mogli infedeli. Ma pensi a quei ragazzi, dottore, tenuti d’occhio ogni ora del giorno e della notte. Questo era un amabile, accogliente Alcatraz minorile.

 

 

 

 

 

 

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4 pensieri su “Un gioco da bambini

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