Stella di Piazza Giudia

phpThumb_generated_thumbnailjpgDopo giorni di silenzio eccomi con una nuova recensione. Questo week-end di primavera milanese, il primo che passo sola nella mia nuova casetta sui navigli, è stato di grande ispirazione. La recensione di oggi riguarda un libro a cui sono particolarmente legata. Stella di Piazza Giudia, infatti, ha sempre fatto parte della nostra libreria. Era di mia madre e la prima volta che lo lessi ero ancora al ginnasio probabilmente. Non mi ricordo da dove arriva ma in casa nostra è abbastanza famoso. Ho davvero un bel ricordo di questo romanzo storico di Giuseppe Pederiali così ho deciso di riprenderlo in mano dopo tanti anni per rivivere questa storia incredibile accaduta nel Ghetto di Roma tra il 1943 e 1944. La storia di Celeste.

Celeste, conosciuta come Stella per la sua straordinaria bellezza e in seguito come Pantera nera, è un personaggio esistito veramente e di cui l’autore attraverso un’attenta analisi di documenti dell’epoca ha ricostruito vita e vicende. Nata da una famiglia ebrea di Via della Reginella, Celeste è tristemente nota alle cronache per aver denunciato amici, vicini e conoscenti ebrei durante le retate e le deportazioni di massa del 1943. Il motivo per cui una ragazza ebrea nata e cresciuta nel Ghetto abbia condannato a morte decine di altri ebrei resta tuttora ignoto. Le ipotesi che Pederiali avanza sono diverse: per spirito di ribellione contro una comunità che condannava il suo modi di fare disinibiti e provocatori, per soldi, per amore di un soldato o forse per ricevere in cambio l’incolumità di persone care. La verità non è mai venuta alla luce così come molte delle atrocità compiute in quegli anni tragici della nostra storia. E a narrarceli sono le voci dei sopravvissuti, degli abitanti del Ghetto la cui vita è cambiata improvvisamente la notte del 16 ottobre 1943. Dalle leggi razziali ai rastrellamenti, dalle Fosse Ardeatine ad Auschwitz e poi il ritorno a Roma di chi ce l’ha fatta per trovare nient’altro che indifferenza.  Trovo che questo libro oltre ad essere un romanzo bello sia un valido documento, ricco di testimonianze, di quello che accadde a Roma durante le persecuzioni razziali. Vi farà venire voglia di andare a fare una passeggiata nel Ghetto per scoprire i luoghi magici descritti.

Trovo giusto che mi domandiate ancora di Celeste, la ragazza di Via della Reginella. Veniva a trovarmi quando aveva ferite al cuore o alle scarpe. Ragazza curiosa: restava ad ascoltare a bocca aperta i racconti o i sonetti della nostra gente. La chiamavano Stella, e a tredici anni già piaceva agli uomini: bruna, occhi luminosi, labbra piene: era così Ester quanto Assuero la vide. Troppi sguardi di uomini e troppe risposte gradite dallo specchio. Nel Ghetto crebbe la sua fame di ragazza leggera. Benchè qualcuno favoleggiasse sulla spregiudicatezza delle nostre donne (una delle tante fole che ci portiamo appresso), nel Ghetto si rispettava fin troppo la morale di quei tempi. Ma la domanda che mi si rivolge va ben oltre un giudizio sugli amori di Stella, e riguarda l’attività di spia e di traditrice della sua gente. Perché lo fece? Lo sa Dio. E non è soltanto un modo di dire, o una maniera per rispondere brevemente: lo sa soltanto Dio come una ragazza può commettere delitti tanto gravi per amore del denaro o di un uomo. O per paura. O soltanto per giovanile stupidità.

 

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