Quattro etti d’amore, grazie

1372090250734quattro_etti_d_amore_Gamberale_Ho appena finito di leggere un libro molto carino di Chiara Gamberale, l’autrice di Le luci nelle case degli altri.

Il libro si chiama Quattro etti d’amore, grazie e racconta la storia di due donne che periodicamente si incrociano al supermercato del quartiere e che, pur non conoscendosi invidiano, in segreto, l’una la vita dell’altra. Tea è un’attrice all’apice della carriera, protagonista di una nota serie televisiva, bella e affascinante incarna l’idea di libertà e spensieratezza. Al contrario, Erica è una madre di famiglia che si divide freneticamente tra lavoro in banca, scuola dei bambini, catechismo, supermercato e marito devoto ma esigente. Così giorno dopo giorno, spiando reciprocamente i prodotti nel carrello (cibi precotti e champagne per Tea, spesa da madre di famiglia per Erica), le due donne immaginano e sognano vite diverse, vite migliori. La sicurezza di una famiglia calda e accogliente da cui tornare la sera per Tea e una dose di leggerezza che la faccia riemergere da quel “sottovuoto” in cui si sente imprigionata Erika. Ma la realtà non è come appare. Quattro etti d’amore, grazie è un viaggio all’interno della mente di due donne molto diverse ma molto simili, insoddisfatte, incomprese, a cui il destino ha assegnato ruoli che non erano pronte a ricoprire ma dai quali è difficile fuggire. Una storia a tratti triste e divertente, e assolutamente vera.

Come tutti i libri di Chiara Gamberale che ho letto anche questo è molto originale e brillante. L’idea è bella perché tocca un punto  che prima o poi (e per fortuna!!) riguarda un po’ tutti: l’insoddisfazione della propria vita e il bisogno di migliorarsi, di cambiare. Solo che a volte, nel scegliere i propri modelli, si prendono degli abbagli  e si realizza che poi in fondo non siamo così diversi e che la nostra esistenza non è poi così male….

La implorerei: “Ti prego. Dammi un barattolo, Tea Fidelibus. Un barattolo della tua stranezza, della tua eccezionalità. Dammelo. E riuscirò a essere come te. A scendere al supermercato in pigiama. Girare il tantissimo mondo che c’è. Ballare. Riuscirò a chiamarle a raccolta tutte qui, in questo salotto, su questo divano, le esistenze di cui parla Rachele, che potrebbero farci felici se non fossimo sempre alle prese con la nostra”.

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2 pensieri su “Quattro etti d’amore, grazie

  1. Mi ricorda vagamente un libro di Eric-Emmanuel Schmitt che ho letto recentemente. Il titolo è “La femme au miroir” e racconta la storia di tre donne che, in epoche diverse e in situazioni del tutto differenti, vivono il problema dell’inadeguatezza e dell’incomprensione sociale. Non è uno dei libri migliori di Schmitt, ma vale comunque la pena leggerlo. Non so se il tema della pressione sociale sia particolarmente sentito per le donne o se invece sia un problema “trans-gender”. La cosa affascinante è che lui lo leghi al destino e al filo conduttore invisibile che unisce vite diverse.

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