Acciaio

81GuTckc4oL._SL1295_Acciaio di Silvia Avallone è il libro che avrei voluto scrivere io! Non so se ne ho mai parlato ma nei “progetti futuri” c’è quello di scrivere un romanzo e quando arriverà il momento vorrei che fosse bello e vero come questo! Impressive!

Anna e Francesca sono amiche inseparabili, nate e cresciute nelle case popolari di via Stalingrado all’ombra dell’immensa ed imponente acciaieria Lucchini, sono da sempre l’una la forza dell’altra. Insieme, e da sole, hanno affrontato e subito le sfortune della vita, un padre violento e una madre troppo remissiva per Francesca, una famiglia perennemente sull’orlo del collasso per Anna, ma insieme hanno anche imparato a divertirsi e a godersi la vita come due bambine convenzionali in una vita non convenzionale. Poi all’improvviso, un’estate qualsiasi, arriva l’adolescenza, i loro corpi cambiano, a in entrambe esplode una bellezza inaspettata. Le prime cotte, i primi amori e il desiderio di fuggire da quella città così opprimente. A cambiare però è anche la loro amicizia che si trasforma in qualcosa di incomprensibile, di “sbagliato”, di indicibile, e che finirà col portare le ragazze su due strade diverse.

Acciaio è un libro che tocca tanti temi. Prima di tutto quello della scoperta della propria identità sessuale e il dramma di non poterla esprimere in una società chiusa ed omologata come quella descritta nel libro. Tra Anna e Francesca succede qualcosa che mai e poi mai potrà avere un seguito, come ci lascia intuire Silvia Avallone. Ma il loro amore non è diverso dagli altri e neanche la loro sofferenza e loro emozioni forti ed amplificate dal riscoprirsi all’improvviso adolescenti. Adolescenti lasciate a loro stesse. A fare da cornice a questo dramma personale c’è la questione dell’immobilità sociale (e culturale aggiungerei). Vite che da generazioni ruotano intorno all’acciaieria senza mai domandarsi cosa c’è oltre l’immenso altoforno dove ogni giorno si lavora in condizioni estreme. Persino l’isola d’Elba, che nelle mattine più limpide si scorge all’orizzonte, appare come un luogo esotico e irraggiungibile. Luogo dove Anna e Francesca sognano di vivere un giorno fuggendo dal degrado delle loro vite e delle loro famiglie. Acciaio è un libro che definirei completo, coinvolgente (i personaggi hanno subito preso vita nella mia testa come fosse un film), attuale ma non scontato. Insomma sono invidiosa!

Fu un istante. A Francesca sembrò che Anna, ad un certo punto, riconoscendola avesse sorriso. Allora le fece un cenno con la mano. Alzare il braccio, farle ciao: le venne spontaneo. E accadeva che Anna rispondeva con lo stesso gesto. Accadeva a quest’ora, così, di punto in bianco. Francesca attraversò la strada e il cortile. Senza accorgersene stava correndo. Aveva fretta, adesso. Di entrare nella sua stanza, di buttarsi sul letto e trattenere nel corpo quel momento. Era un giorno qualunque. Non ha importanza la data. Non era successo niente, era nell’ordine delle cose: scendere dall’autobus, vedere Anna, salutarla…Intanto correva. Correva per tenere a freno lo scompiglio. Si erano soltanto guardate e salutate da un capo all’altro di via Stalingrado. C’era un gruppetto di mocciosi che rompeva le palle: era la norma che i ragazzini suonassero ai citofoni e poi scappassero. Francesca saliva le scale due gradini alla volta. Al pianerottolo del terzo piano, quando ebbe trovato tra i vestiti sporchi il mazzo delle chiavi di casa si fermò di colpo. Aveva già una mano sulla maniglia, sentiva il crepitare assente del televisore dietro la porta. Non ci voleva molto. Una rampa di scale è composta di trentacinque gradini. Un anno di trecentosessantacinque giorni. Non sono numeri enormi.

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