IT

itEra da tantissimo tempo che non mi capitava più di finire un libro e di sentirne la mancanza. Anzi più che una mancanza lo definirei un vuoto che si manifesta nel momento in cui si apre il libro successivo e si pensa “Cavolo, e adesso??”. Questa sensazione ce l’ho sempre con i libri di Stephen King e sapevo che sarebbe successo anche questa volta, ero pronta!! Dicono che IT sia il suo capolavoro e non posso dissentire. 1300 pagine mangiate (tra incubi e nottate passate con la luce accesa) incapace di spegnere quel kindle ormai in fin di vita (se avessi comprato la versione cartacea avrei avuto bisogno di un trolley per portarmelo dietro e probabilmente l’amata easyjet, che ogni paio di settimane mi riporta a casa, non lo avrebbe accettato come bagaglio a mano).

Da dove cominciare? Sicuramente dalla forma stilistica. E’ definita una (lunga, lunghissima) saga corale ambientata principalmente in due epoche, i mesi a cavallo tra l’autunno del 1957 e l’estate del 1958 e la primavera del 1985. I protagonisti sono sette ragazzini undicenni (nel 1958) abitanti della macabra cittadina del Maine Derry dove ciclicamente ogni ventisette anni circa una serie di eventi drammatici sconvolge la tranquilla routine della vita di provincia. Nel 1957, così come nelle epoche precedenti da tempo immemore, il male si manifesta puntuale nelle vesti del sinistro clown Pennywise, assassino di bambini. Quando i sette ragazzini (un pò sfigati e vittime di bullismo a scuola) cominciano ad avere singolarmente strane esperienze fatte di orripilanti visioni e agghiaccianti incontri per le vie di Derry capiscono che l’unico modo per sopravvivere al clown, e a quello che rappresenta, è stare uniti e farsi forza a vicenda. Sopravvivere però non è il solo obiettivo che “Il club dei predenti” (così si sono soprannominati) persegue, loro vogliono uccidere IT, il male, il demone che vive nelle fogne di Derry e vendicare la morte del piccolo Georgie (chi è cresciuto neglia anni ’90 non può non avere impressa l’immagine del pagliaccio che si affaccia dal tombino “Prendi un palloncino, Georgie”) fratello di uno di loro. Così comincia la loro battaglia contro il male, contro Derry stessa, che si concluderà solo ventisette anni dopo quando, ormai adulti, terranno fede alla promessa fatta da bambini e segnata col sangue di tornare a casa se IT fosse riapparso. Le due storie vanno di pari passo e proprio per questo il libro non è mai monotono nonostante le tonnellate di pagine.

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Io trovo che Stephen King sia geniale, a prescindere dal genere che comunque va oltre l’horror. Lui scrive tridimensionale!! Ho letto Carrie a dieci anni, tra Piccole donne e Piccole donne crescono, e da quel momento non ho più smesso. Certo, anche qui non mancano elementi trash propri della sua letteratura ma io continuo ad essere una sua grande fan!!

“It”, ripeté Bill quasi fra sé. “It”, annuì Mike. “Se dobbiamo trovargli un nome, tanto vale chiamarlo come abbiamo fatto in passato. Vedete, ho cominciato a pensare che It è insediato qui da tanto tempo che, qualunque cosa sia, è ormai diventato parte di Derry, ne è diventato una caratteristica come la Cisterna o il Canale, o il Bassey Park o la biblioteca. Salvo che nel suo caso, la sua presenza non è una questione di ubicazione geografica. Forse lo è stata una volta, ma adesso IT è….dentro. Si è fatto assorbire. Solo così si può trovare un senso logico per tutti i terribili fenomeni che si sono verificati qui, quelli nominalmente spiegabili e quelli assolutamente inspiegabili

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