Open

openSinceramente, non avrei mai comprato Open, la biografia di Andre Agassi, se non mi fosse stato consigliato, casualmente, due volte nello stesso giorno. Ho pensato che doveva essere un segnale. Per mesi sono  passata indifferente davanti al faccione di Agassi esposto ovunque senza che destasse in me il minimo interesse. Seppur appassionata di sport e anche di tennis (ero presente ad almeno un paio di match di cui Agassi parla nel libro) non credevo che la vita di uno sportivo potesse essere in qualche modo “interessante”, o almeno non ci avevo mai pensato prima. La vita di un tennista poi….non so perché ma li ho sempre considerati dei privilegiati.

Open mi ha aperto un mondo, il mondo dei campioni con la c maiuscola quelli che allo sport hanno dato tanto, forse troppo. La storia di Andre Agassi è quasi commovente. Un padre frustrato che obbliga i figli a sacrificare la loro vita di bambini al tennis per diventare un giorno i numeri uno al mondo. Andre che odia il tennis più di ogni altra cosa ma che, a differenza dei fratelli, è troppo orgoglioso e rabbioso per mollare. Il trasferimento improvviso alla Nick Bollettieri Academy che risveglia in lui una necessità di trasgressione e ribellione che più volte lo penalizzerà in campo e fuori. E poi i viaggi, continui, stancanti, alienanti, a volte per uscire al primo turno di un match devastato dal mal di schiena o dalle iniezioni di cortisone. E le sconfitte, quelle a cui non ti abitui mai. Andre Agassi racconta come ci si sente quando non hai idea di chi sei.  Quando sai che devi giocare a tennis e vincere, perchè è l’unica cosa che sai fare, ma ti chiedi in continuazione come sarebbe stato se…… Racconta anche, di contro, cosa lo ha tenuto in piedi nei momenti peggiori e lo ha accompagnato mano nella mano in vetta alla classifica dei migliori tennisti di tutti i tempi: la presenza e la vicinanza della sua “squadra” che ha sempre vegliato su di lui dal suo angolo. Il fratello Philly, suo primo fan, l’amico d’infanzia Perry, il preparatore atletico Gil e l’allenatore Brad. Stefanie (Graff), l’unica a sapere veramente cosa passa per la testa a un tennista, e gli avversari di sempre, quelli con cui è cresciuto, primo fra tutti Pete (Sampras).

Una storia che in fondo ha un lieto fine.  Un grande campione, uno dei più grandi di tutti i tempi, che si ritira nel momento giusto. Nel momento in cui, accompagnato da un bagno di folla, riesce a rappacificarsi con la sua vita. Libro consigliato non solo agli appassionati di sport!

Nel momento in cui Mac (MacEnroeli ha scartati (pantaloncini jeans proposti dal loro sponsor Nike), io li ho agguantati. Adesso li indosso a ogni match – e così pure un’infinità di  miei tifosi. I critici sportivi mi fanno nero per questo. Dicono che mi voglio distinguere. In realtà – come con il taglio da moicano – sto cercando di nascondermi. Dicono che cerco di cambiare il tennis. In realtà sto tentando di evitare che il tennis cambi me. Mi definiscono un ribelle, ma non ci tengo a essere un ribelle, sto solo cercando di portare avanti una normale, quotidiana ribellione adolescenziale. Distinzioni sottili, ma importanti. In sostanza non faccio altro che essere me stesso e poichè non so chi sono, i miei tentativi di scoprirlo sono maldestri e fatti a casaccio – e, ovviamente, contraddittori. Non faccio niente di più di quello che facevo alla Bollettiery Academy – resistere all’autorità, fare esperimenti con la mia identità, mandare un messaggio a mio padre, agitarmi contro la mancanza di scelta nella mia vita. Ma lo faccio su un palcoscenico più vasto. Qualunque cosa io faccia, quali che siano le miei motivazioni, ha un eco. Mi chiamano il salvatore del tennis americano, qualunque cosa significhi. Penso che abbia a che fare con l’atmosfera ai miei match. Oltre a indossare la mia divisa, i fan vengono allo stadio ostentando la mia pettinatura. Vedo il mio taglio su uomini e donne. (Alle donne sta meglio). Sono lusingato dagli imitatori, imbarazzato e assolutamente confuso. Non riesco a immaginare che tutta questa gente voglia assomigliare ad Andre Agassi, dal momento che io non voglio essere Andre Agassi.

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