XXVI Salone Internazionale del Libro di Torino

IMG_1272Buongiorno! Come promesso ho tante cose da raccontarvi sul mio breve ma intenso soggiorno a Torino al XXVI Salone Internazionale del Libro. Prevedendo che mi ci sarebbe voluto un pò di tempo prima di riuscire a scrivere in tutta calma questo post, ho già postato qualche contenuto sulla pagina FB per non farvi stare troppo sulle spine. Adesso però, in questa sede, diamo un senso logico agli eventi……

PREMESSA. Solo chi c’è stato può capire l’enormità di questa manifestazione e il senso di impotenza che ti assale quando sfogli per la prima volta il programma e ti arrendi di fronte al fatto che non riuscirai MAI a seguire tutto quello che vorresti. L’anno scorso ho lasciato Torino demoralizzata e quest’anno mi sono ripromessa di prenderla con filosofia eppure la sensazione di aver perso il controllo davanti a tanta magnificenza ce l’ho avuta anche stavolta. C’è da dire, però, che oltre al ricchissimo programma offerto dal Salone che già da solo ti mette in seria difficoltà decisionale (26 spazi dove ogni ora circa si svolge un incontro diverso) bisogna scontrarsi con la “triste” realtà delle lunghe code. Soprattutto il sabato e la domenica infatti c’è da mettere in conto il tempo perso per entrare nelle sale. Ovviamente non vale per tutti gli incontri ma per la maggior parte. Questo rende fondamentale saper scegliere bene cosa andare a seguire. Detto ciò cominciamo il racconto con ordine…..
VENERDI. Sono arrivata a Torino un piovoso Venerdi 17 pomeriggio, il tempo di lasciare la valigia in albergo e via al Lingotto. Le prime ore (per chi ovviamente ha il privilegio di poter stare più giorni) sono di ambientamento e “pseudo orientamento” (continuerete a perdervi anche dopo 3 giorni) tra i miliardi di stand. Anche qui, come per gli incontri, l’offerta è talmente ampia da far girare la testa. Cinque padiglioni per centinaia di espositori, soprattutto case editrici ovviamente ma anche laboratori culinari, media, forze armate e molto altro. Una cosa molto carina del Salone è che passeggiando è facile imbattersi in scrittori o personalità di altro genere ai quali far firmare un libro o chiedere un consiglio, ovviamente con un po’ di intraprendenza. Occhi ben aperti quindi! E così il venerdi è volato, vagabondando in stato di estasi tra milioni di libri e pianificando la strategia per il giorno dopo.
SABATO. Sabato mattina mi sono svegliata con un obiettivo: David Grossman! Prevedevo lunghe file ma non mi sono lasciata scoraggiare anzi, prima di lui sono
IMG_1271riuscita a seguire parte di una bellissima conferenza sulla Responsabilità della vita. Un confronto fra un credente e un non credente in cui l’oncologo Umberto Veronesi incontrava il filosofo Giovanni Reale sul tema dell’eutanasia. Mi rendo conto che è un tema complesso ma, proprio per questo, sono stata molto contenta di avere avuto l’occasione di approfondirlo. Vi riporto qualche passaggio di Umberto Veronesi che ho accuratamente segnato sul mio taccuino. Innanzi tutto la sua premessa è stata illuminante, da uomo di scienza infatti ha raccontato di come la morte vada vista come un fenomeno biologico, parte di un ciclo che serve a mantenere viva la specie. La morte è funzionale alla vita, alla sopravvivenza delle nuove generazioni e per questo è un evento che va vissuto con serenità e soprattutto determinazione. Ha poi aggiunto che la sua lunga esperienza di medico oncologo gli ha permesso di vedere da vicino cosa significa, per un paziente e per i famigliari, morire nel dolore e che l’eutanasia non è altro che uno strumento per togliere la sofferenza alle persone. E’ una scelta del paziente, l’unica vera scelta del paziente. Veronesi conclude poi dicendo che la scienza e la tecnologia se da una parte hanno permesso grandi passi aventi alla medicina ci hanno espropriato del diritto di decidere quando dobbiamo morire. Il suo messaggio è stato quindi “riappropriamoci noi della decisione di quando dobbiamo morire”. Questo incontro, al quale onestamente sono approdata per caso, oltre ad avermi colpita davvero molto mi ha lasciato diversi spunti di riflessione. E’ proprio vero che le cose più inaspettate sono le migliori! Un ottimo inizio di Salone!
IMG_1276Salutato il Prof. Veronesi l’Auditorium del Lingotto è stato invaso da una marea umana pronta ad accogliere, finalmente, David Grossman. La gente in attesa di incontrare l’autore israeliano era davvero tantissima. Calcolando il tempo che ci ho messo ad uscire dalla sala alla fine della conferenza, credo sia stato uno degli eventi più attesi e frequentati della manifestazione! Accompagnato sul palco dalla splendida traduttrice Vicky e da Gian Luca Favetto, Grossman esordisce chiedendo di applaudirlo solo alla fine, se se lo sarà meritato. Parla poi del suo libro Caduto fuori dal tempo, della perdita del figlio Uri durante la guerra israelo-libanese del 2006, di cosa significa per lui scrivere. Parla in inglese, avendo cura che la traduttrice non perda neanche una parola, ma all’inizio e alla fine ci delizia leggendo alcuni passi del libro in ebraico, perchè gli piace come risuona in questa sala. Colpisce la sua calma, il suo equilibrio, la sua freddezza anche quando affronta temi per lui dolorosi, la “catastrofe” della morte di un figlio e la necessità di reagire. Invece di continuare a scrivere, però, vi consiglio di fare un salto sulla pagina FB di Clod’s Books dove ho postato tre video che ho girato durante l’incontro in modo che possiate sentire queste cose raccontate direttamente da lui. Purtroppo mi sono accorta di non poter caricare i video direttamente qui quindi vi chiedo la cortesia di fare questo ulteriore passaggio! Nel frattempo mi sto attrezzando!
Dopo un veloce pranzo in compagnia della mia amica Francesca  che nel frattempo mi ha raggiunta da Roma,IMG_1292 siamo già pronte per l’incontro successivo: Simonetta Agnello Hornby. Ho scelto di seguire questo evento perchè ho tanto sentito parlare di questa autrice ma onestamente non avevo ancora letto niente di suo e non avevo idea di come e di cosa scrivesse. Pura curiosità e voglia di scoprire qualcosa di nuovo. E’ stata una rivelazione! Prima di tutto è una persona esilarante, ci ha intrattenuti per più di un’ora parlando a ruota libera col suo splendido accento siciliano dei suoi libri e raccontando aneddoti divertenti sulla sua vita di giovane avvocato tra Sicilia ed Inghilterra. Ha davvero catturato la folla! Oltre ad essere simpaticissima e brillante però è anche una donna, se mi passate il termine, con le palle. Avvocato minorile  e giudice è da anni in prima linea per i diritti delle minoranze e per la tutela delle donne vittime di violenza domestica.  Proprio di questo tema tratta uno dei due libri che ha presentato durante questo Salone (l’altro è Il veleno dell’oleandro): Il male che si deve raccontare per cancellare la violenza domestica. Il suo auspicio, espresso sia nel libro che durante l’incontro, è che anche in Italia si implementi presto un programma di protezione delle donne potenzialmente vittime di maltrattamenti che segua il modello proposto in Inghilterra dalla Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence. Modello che ha contribuito a contenere sensibilmente il fenomeno della violenza domestica in Inghilterra. Inutile dire che appena uscita ho comprato immediatamente questo libro, che tra l’altro ho già quasi finito e presto recensirò, con tanto di dedica dell’autrice. Dopo aver speso qualche parola anche su Il veleno dell’oleandro, imperdibile saga famigliare ambientata a Pantalica, anche lei ci lascia con un messaggio “vi lascio con un augurio: che ognuno di voi voglia scrivere qualcosa sulla propria famiglia. Abbiamo il dovere di preservare la nostra cultura, scrivete per i posteri”. Anche qui, video disponibile su FB!
Ultimo incontro della giornata e ahimè della trasferta torinese (ho dovuto anticipare il rientro di un giorno perchè mi sono presa una bella influenza!) IMG_1289Sahar Delijani bellissima scrittrice iraniana a Torino per promuovere il suo primo libro L’albero dei fiori viola in cui racconta, sotto forma di romanzo, la sua esperienza di figlia di prigionieri della rivoluzione iraniana degli anni ’80. Nata in prigione ma cresciuta dalla nonna insieme ai cugini spiega come, in quei tempi, fosse condizione assolutamente normale che gran parte dei membri di una stessa famiglia fossero prigionieri del regime e che i bambini venuti al mondo in quel periodo venissero cresciuti tutti insieme da una sola persona. Anche questo libro è tornato a Roma con me!!
BILANCIO FINALE. 4 incontri seguiti, tanti incontri persi (Sepulveda per esempio o Gramellini o Anthony Cartwright….) 4 libri comprati (ho dovuto combattere con me stessa perchè 4 non si trasformasse in 400), 12 ore passate all’interno del Lingotto, 1 scappata dalla guardia medica ;). Esperienza come al solito unica per chi ama tutto ciò che riguarda lettura/scrittura/editoria e sempre più voglia  di lavorare in questo settore! Chissà……All’anno prossimo!
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