Mi hai cambiato la vita

Ho appena finito di leggere un libro molto carino sul tema dell’integrazione razziale, Mi hai cambiato la vita.

E’ la storia, autobiografica, di Abdel Sellou e di un’amicizia molto speciale nata casualmente a Parigi negli anni ’90 e durata una vita. Abdel ha solo sei anni quando i genitori decidono di affidare lui e il fratello alle cure degli zii che, dall’Algeria, si sono trasferiti stabilmente in Francia. Con questo gesto pensano di offrirgli un futuro migliore e allo stesso tempo di allietare le giornate di Amina e Belkacem che di figli loro non sono riusciti ad averne. Così Abdel cresce libero, spensierato e senza controllo nella periferia parigina dove non tarda a farsi conoscere per la sua condotta non esattamente lodevole. Furti, truffe, risse, spaccio di droga che, raggiunta la maggior età, lo porteranno a scontare una pena di 10 mesi presso il penitenziario di Fleury-Merogis. Tuttavia, nonostante la sua indole poco compatibile con il rispetto delle regole dovuta ad una totale mancanza di educazione da parte degli inesperti zii, Abdel non è un cattivo ragazzo. Ha un cuore grande, è ironico, molto intelligente e scaltro. Tutte doti che gli permetteranno di svolgere al meglio un lavoro che, prima di allora, non sapeva neanche esistesse: l’ausiliario socio-assistenziale presso il tetraplegico Philippe Pozzo di Borgo, ricco nobile rimasto paralizzato dopo un incidente di parapendio. Entrato in quella casa per scommessa, per approfittare del vitto e dell’alloggio e per provare una volta nella vita come si vive nel lusso, ne uscirà dieci anni dopo, cambiato, cresciuto. Un’improbabile collaborazione che, come espresso nel titolo, finirà per cambierà la vita di entrambi rendendoli uomini migliori.

Un bel libro, esilarante e coinvolgente allo stesso tempo.

Philippe Pozzo di Borgo e il suo badante Abdel sono i protagonisti del film uscito recentemente Quasi amici, tuttavia non è da questo libro, scritto successivamente, che è stato tratto il film ma dal libro testimonianza di Pozzo di Borgo Il diavolo custode.

Mi sono messo al servizio di Philippe Pozzo di Borgo perchè ero giovane, giovane e coglione, perchè volevo andare in giro su una bella macchina, viaggiare in prima classe, dormire nei castelli, pizzicare il culo alle borghesi e ridere dei loro gridolini soffocati. Non rimpiango  nulla. Nè le mie ragioni di ieri nè l’uomo che ancora sono. Tuttavia ho preso coscienza di una cosa, mentre raccontavo la mia vita in questo libro; e cioè che finalmente sono diventato grande, accanto al Signor Pozzo, S e P maiuscole e tutto in grande: dalla speranza alla voglia di vivere, passando per il cuore. Ecco che divento lirico a mia volta, come l’astrattismo……Mi ha offerto la sua sedia da spingere come una stampella a cui appoggiarmi. La uso ancora oggi. 

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