Il corpo umano

Sicuramente migliore de La solitudine dei numeri primiil nuovo romanzo di Paolo Giordano Il corpo umano ne presenta tuttavia alcuni elementi in comune. Premetto che non ne sono rimasta delusa, soprattutto visti i precedenti, anzi ho apprezzato molto l’argomento di cui effettivamente non si legge molto in giro ma resto convinta che Paolo Giordano difficilmente diventerà uno dei miei autori preferiti.

Il corpo umano è principalmente la storia di un gruppo di uomini in missione in Afghanistan, in Gulistan, una delle zone più ostili del paese. Per alcuni, appena ventenni ed inconsapevoli, si tratta della prima missione all’estero. Per altri la guerra è semplice routine. Tutti però hanno in comune il fatto di aver lasciato in Italia situazioni irrisolte, a volte più difficili da gestire della guerra stessa. Situazioni molto spesso legate alle famiglie, agli affetti di cui faticheranno a liberarsi nonostante l’impegno della missione. I protagonisti del libro, di cui Giordano approfondisce la storia, sono cinque. Il tenente Egitto, l’introverso medico della base fob Ice, che deve fare i conti con una famiglia ormai in frantumi e di cui è stanco di raccogliere i cocci. Il maresciallo René, abile guerriero in missione ma solo nella vita di tutti i giorni, su cui pesa una decisione troppo importante. Ietri, succube delle morbose attenzioni della madre e per questo oggetto di scherno da parte dei commilitoni. Cederna, irruente, incapace di controllare la rabbia, trattato da tutti come un duro ma solo in apparenza. E il giovane sardo Torsu, alle prese con una copmplicata relazione vissuta online. Quando un’operazione sul campo, in cui la compagnia Charlie è coinvolta, non avrà l’esito sperato emergerà piano piano la reale fragilità di questo gruppo di soldati. Perchè le guerre sono fatte dagli uomini, uomini fragili che sono altro al di fuori delle guerre che combattono.

Quello che ho apprezzato di questo libro, come accennavo ad inizio articolo, è la decisione di non dare priorità alla “guerra” vera e propria, quella combattuta sul campo, ma alle guerre interiori che questi soldati fronteggiano quotidianamente. Alle loro debolezze da uomini comuni catapultati in scenari di morte e violenza. Restano però la stessa malinconia di fondo de La solitudine dei numeri primi, gli stessi personaggi asettici ed inaffettivi, lo stesso ruolo di disturbo della famiglia che avevo odiato nel precedente romanzo.

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