Dove nessuno ti troverà

Dove nessuno ti troverà è un romanzo di Alicia Gimènez-Bartlett costruito intorno alla leggendaria figura di Teresa Pla Meseguer, nota anche come la Pastora. Nata nel primo decennio del ‘900 nella provincia spagnola e cresciuta in una famiglia povera e numerosa durante gli anni bui della guerra civile, Teresa viene da subito discriminata a causa di una malformazione genitale che renderà quasi impossibile una sua reale identificazione di genere. Il soprannome la Pastora deriva dal fatto che, stanca delle continue derisioni da parte di familiari e conoscenti, Teresa deciderà di autoescludersi dalla vita sociale e di ritirarsi in montagna con il suo gregge comparendo in città solo in rare occasione. Così la Pastora, vissuta fino a questo momento come una donna per scelta della madre, imparerà a conoscere ogni angolo di quelle amate montagne e a sopravvivere con la sola compagnia delle sue pecore finché l’incontro con un gruppo di partigiani nascosti su quelle stesse montagne non le cambierà la vita. Affascinata dai loro racconti e dall’idea di imparare a leggere e a scrivere e forte della sua grande conoscenza del territorio, Teresa si unirà alla resistenza anti-franchista accettando, a questo scopo, di diventare un uomo, Florencio. Da questo momento in poi la Pastora diventerà uno dei maggiori ricercati di Spagna, accusata di terrorismo e di essersi macchiata di innumerevoli crimini. Ma chi è veramente la Pastora?

A cercare di dare una risposta a questa domanda sarà un’improbabile coppia (e qui comincia il romanzo) composta dal Prof. Lucien Nourissier, noto psichiatra francese interessato allo studio delle menti criminali, e Carlos Infante, un giornalista di Barcellona che, per soldi, accetterà di accompagnare il medico in giro per la Spagna sulle tracce della misteriosa Pastora. I due, distanti anni luce l’uno dall’altro per temperamento ed abitudini, cominceranno così un pericoloso viaggio lungo tre mesi sulle montagne tra la Catalogna e l’Aragona alla ricerca di testimonianze su questo temibile criminale. A fare da sfondo a questo cammino una Spagna rurale devastata nella mente e nel corpo dalla recente guerra civile e da anni di dittatura franchista (l’episodio narrato nel libro è ambientato nei primi anni’50). Una Spagna violenta e immorale, ma allo stesso tempo stanca e rassegnata, dove Nourissier e Infante impareranno a conoscere i loro limiti. Molto bello il finale e molto bella (e toccante) la storia (vera) della Pastora narrata durante il romanzo.

Di notte, adesso che avevo più tempo per pensare, mi tornavano in mente tante cose della mia vita che non mi ero mai fermato a pensarci con calma. Pensavo che mi era mancato quello che avevano tutti, dei figli e una moglie. Pensavo che avevo lavorato sempre come una bestia. Pensavo che entrare nei partigiani era stato bello per tanti motivi, brutto per altri. Bello, perchè avevo trovato dei compagni veri, perchè avevo potuto essere un uomo, finalmente, bello perché avevo imparato a leggere. Brutto, perchè la rivoluzione alla fine non c’era stata e perchè le cose che avevo imparato mi facevano male al cuore. Adesso sapevo cos’era la dignità della persona, sapevo che abbiamo dei diritti e che c’è lo sfruttamento. E tutto questo mi faceva pensare che la mia vita era stata uno schifo, dura che di più non si poteva, senza niente di quello che un uomo dovrebbe avere. Non è che ci perdevo il sonno, no, ma mi immaginavo come sarebbe stato se fosse andata diversamente. Se mia madre non si fosse vergognata di me e non mi avesse obbligato ad essere una donna. Se invece di lavorare sempre fin da piccolo avessi potuto andare a scuola. Se fossi riuscito ad avere una masseria tutta mia. Mi faceva male al cuore pensarci di notte, chiuso dentro la grotta, e allora prendevo la coperta e andavo fuori, all’aria aperta, che facesse caldo o freddo ero lo stesso. Mi sdraiavo lì e guardavo il cielo, come quando ero pastore. Se c’era sereno e si vedevano le stelle mi sentivo già meglio. Mi dicevo che certe cose che avevo io non tutti le avevano avute: poter dormire così, sotto il cielo, da solo, libero come un ucciel di bosco.

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