Il ragazzo selvaggio

Ispirato alla pellicola di François Truffaut L’enfant sauvage, Il ragazzo selvaggio di T.C. Boyle narra la storia di un bambino abbandonato in tenera età in un bosco del Sud della Francia e vissuto per anni allo stato brado cavandosela con quello che la foresta poteva offrirgli. Senza aver mai avuto nessun contatto con altri appartenenti al genere umano, il ragazzo (chiamato anche “Il Selvaggio”) cresce comportandosi come un animale e, proprio come un animale, non avrà modo di sviluppare nessun tipo di sentimento o di valore condiviso tra gli uomini, primi tra tutti quello del pudore e della giustizia. Finché un giorno il suo vagabondare per i boschi giunge a conclusione. Un gruppo di uomini di ritorno da una battuta di caccia lo scorge, nudo, sporco, più simile ad una bestia che ad un ragazzo, e lo porta in città come un trofeo, un fenomeno da baraccone, un caso da studiare. Da quel momento comincerà per lui uno straziante peregrinare da un orfanotrofio ad un altro nella Parigi bene di fine ‘700 allo scopo di essere “educato alla civilizzazione”. Tuttavia, passata la curiosità iniziale, verrà nuovamente abbandonato a se stesso nel momento in cui diventerà palese che per lui ogni speranza di recupero è vana e che la sua indole selvaggia, profondamente radicata, lo rende troppo ingestibile anche agli occhi dei più volenterosi. Lasciato dai suoi precedenti tutori in un Istituto per sordomuti, il ragazzo incontrerà sulla sua strada il giovane dottor Itard che, con l’aiuto dei coniugi Guérin, lo prenderà sotto la sua ala protettiva nella speranza di poter compiere con lui qualche progresso in più. E così sarà. Nonostante la sua scarsa capacità di comunicare e di apprendere oltre un certo limite, il ragazzo, ribattezzato Victor, imparerà le basi dell’educazione, il concetto di affetto e appartenenza e il valore della giustizia anche se la sua natura selvaggia, il suo istinto innato prevarranno per il resto dei suoi anni.

Il tema intorno a cui si sviluppa questo romanzo è chiaro,  il contrasto tra Natura e Civiltà, tra mondo selvaggio e mondo civilizzato in un periodo in cui questo dibattito era più che mai vivo, quello dei Lumi. E’ chiaro anche il riferimento all’illuminista “mito del buon selvaggio” e allo “stato di natura di J.J. Rousseau secondo cui l’uomo è un essere nato puro e buono ma corrotto in seguito dalla società e dal processo di civilizzazione. Meno chiaro, secondo me, resta il messaggio che l’autore ci vuole trasmette. Onestamente non si capisce chi vinca in questo caso, il ragazzo che non si fa piegare mai del tutto di fronte ai tentativi di una rigida educazione o la società che riesce ad ottenere, con non poca fatica, che Victor mangi le patate cotte invece che crude? Se voi lo avete capito…..illuminatemi!

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