Moshi moshi

Approfitto di questo post (e del libro che ho appena finito di leggere) per parlare per la prima volta in questo blog di una scrittrice che si ama oppure si odia. Senza via di mezzo, a quanto pare. Io la amo da sempre ma la maggior parte dei miei amici/conoscenti al suo nome storce il naso! Parlo di Banana Yoshimoto e di uno dei suoi ultimi libri Moshi moshi. 

Come praticamente tutti i romanzi di Banana Yoshimoto (o almeno quelli che ho letto io) anche questo si apre con un evento drammatico che in maniera improvvisa sconvolge la vita del protagonista il quale, in qualche modo, deve riuscire a risollevarsi e a ritrovare se stesso. Fatta questa premessa immagino abbiate smesso di interrogarvi su cosa non convinca i miei amici. Eppure per capire a fondo questa scrittrice occorre andare oltre le sfumature “drammatiche” e malinconiche dei suoi libri e focalizzarsi invece sulla profondità con cui si sviluppano le vicende successive. Sui rapporti umani, che rappresentano sempre un elemento fondamentale dei suoi romanzi, sulla quotidianità dei personaggi, sull’ambientazione quasi fiabesca in un Giappone affascinante descritto con ricchezza di dettagli, sui piccoli passi che portano alla rinascita. Solo così quel senso di solitudine che in genere i suoi libri trasmettono può essere interpretato nella giusta maniera.

Nel caso di Moshi moshi tutto inizia con un doppio suicidio a sfondo amoroso in cui vengono coinvolti il padre della giovane Yocchan e la sua amante. Sconvolta dall’improvviso ed inaspettato dolore la ragazza decide di dedicare anima e corpo al suo lavoro presso il bistrot Les Liens e di trasferirsi nel vivace quartiere di Shimokitazawa, lasciando la grande casa di famiglia in cui aveva vissuto un’infanzia serena e spensierata. Tutto sembra andare per il meglio quando la madre di Yocchan, distrutta dai recenti avvenimenti e desiderosa di allontanarsi dai ricordi celati nella grande casa di Meguro, verrà ad implorare ospitalità. Nonostante la reticenza iniziale la ragazza decide di accoglierla e di iniziare con lei questa strana convivenza rinunciando a suoi progetti di una vita finalmente indipendente. In questo modo le due, quasi inconsapevolmente, diventeranno indispensabili l’un l’altra per sconfiggere i demoni legati all’assurda morte di Imo e tornare in pace con il mondo. Ruolo fondamentale avrà il loro nuovo quartiere, Shimokitazawa, e i suoi abitanti.

Pur non essendo tra i libri migliori di Banana Yoshimoto (i miei preferiti sono Amrita L’abito di piume, per chi volesse approfondire) secondo me vale la pena leggerlo. Per me tutte le sue storie sono affascinanti, voi che ne pensate?

 

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