Il racconto dell’isola sconosciuta

Ieri per caso mi è capitato di leggere un libretto (in termini di pagine, 29 per l’esattezza) scritto dal premio Nobel per la letteratura José Saramago: Il racconto dell’isola sconosciuta. Si legge tranquillamente in un pomeriggio ma è tanto breve quanto istruttivo.

Un giorno un uomo si reca dal suo re a chiedere che gli venga data una barca. Alla domanda a cosa gli serva una barca l’uomo risponde “per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta”. Nonostante la riluttanza del re e i tentativi di farlo desistere dall’impresa (“Sciocchezzeisole sconosciute non ce ne sono più. Sono tute sulle carte”), l’uomo riesce ad ottenere il suo veliero ma proprio quando sarà pronto a prendere il largo farà una scoperta illuminante: non occorre andare troppo lontano per trovare l’isola sconosciuta.

Il filosofo del re, quando non aveva niente da fare, veniva a sedersi accanto a me, mi guardava rammendare le calze dei paggi, e a volte si metteva a ragionare, diceva che ogni uomo è un’isola, ma io, siccome la cosa non mi riguardava visto che sono una donna, non gli davo importanza, voi che ne pensate, Che bisogna allontanarsi dall’isola per vedere l’isola, e che non ci vediamo se non ci allontaniamo da noi, Se non ci allontaniamo da noi stessi, intendete dire, Non è la medesima cosa”.

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