Il vagabondo delle stelle

Il vagabondo delle stelle di Jack London era uno dei libri preferiti da mia madre. A dire il vero nel corso degli anni di libri preferiti ne ha avuti diversi di cui magari un giorno parlerò ( I pilastri della terra, tutta la saga egiziana di Wilbur Smith…) ma questo, per qualche motivo, le è rimasto sempre nel cuore. Per me quindi ha un significato super speciale perchè, a forza di sentirne parlare, è diventato uno dei libri preferiti anche da me. La prima volta che l’ho letto ero ancora una bambina e mi rendo conto di non averne apprezzato a pieno trama e dettagli però mi ricordo di essere rimasta colpita dall’ambientazione surreale e fantastica. Poi, giorni fa, scegliendo un libro di cui parlare in questo blog mi è capitato sottomano e mi sono detta che non potevo non dedicargli un post ma che dovevo assolutamente rileggerlo con gli occhi di un’adulta, altrimenti non avrebbe avuto senso. Ed eccomi qui a parlare di questo libro sulla forza interiore e sul controllo della mente.

Tutto parte dal carcere di San Quintino, anno 1913, dove il detenuto Darrel Standing, professore di Agronomia arrestato per l’omicidio di un collega, viene condannato a cinque anni di isolamento perchè accusato ingiustamente di aver preso parte ad un tentativo di evasione. In questi anni verrà spesso sottoposto ad una tortura atroce: la camicia di forza, utilizzata dal direttore del carcere Atherton per estorcere informazioni riguardo un presunto carico di dinamite nascosto da qualche parte all’interno del penitenziario. Grazie all’aiuto del detenuto Ed Morrel, suo compagno di isolamento, però, Darrel imparerà presto a trarre vantaggio dai sempre più lunghi periodi trascorsi con la camicia di forza. Imparerà infatti ad abbandonare il suo corpo martoriato nella cella del penitenziario di San Quintino e a vagabondare con la mente in altri luoghi e in altre epoche, rivivendo i sui io precedenti. In questo modo tornerà ad essere il giovane conte francese Guillaume De Sainte-Maure conivolto in un duello per amore, il bambino Jesse Fancher vittima dello sterminio di Mountains Meadows, un sacerdote del Nilo, il naufrago inglese Adam Strang approdato in terra di Corea nel 1600, Ragnar Lodbrog schiavo romano ai tempi di Gesù e infine Daniel Foss naufrago vissuto per otto anni su un’isola deserta. A raccontare la sua storia, sotto forma di memorie, sarà lo stesso Darrel Standing a pochi giorni dalla sua impiccagione.

Nonostante la sua apparenza di romanzo di fantasia, Il Vagabondo delle stelle non è un libro da leggere a cuor leggero, anzi. E’  un libro che richiede una grande attenzione perchè, se colti, ci fornisce degli spunti di riflessione molto validi. Centrale è il rapporto tra corpo (o materia) e spirito, il primo destinato a morire  a conclusione di ogni vita terrena (come nel caso di Darrel Standing che sta per essere giustiziato) il secondo invece immortale e destinato a rimanere vivo nel tempo: “La materia è la grande illusione, ossia la materia si manifesta nella forma, e la forma è apparenza. […] Lo spirito è la realtà che permane. Io sono spirito e io permango”. Grazie a questa convinzione il protagonista del libro riuscirà a dominare totalmente il suo corpo con la mente sopravvivendo a torture atroci. Interessante anche l’analisi dell’evoluzione della specie umana, fatta non da tanti uomini ma da tanti corpi e un solo spirito, e il ruolo che la donna ricopre in essa.

Ricco di riferimenti filosofici nonchè scientifici, Il Vagabondo delle stelle può insegnarci molto. In particolare l’arte dell’autocontrollo.

“Per tutta la vita ho avuto la consapevolezza di altri luoghi e di altre epoche, e ho sempre avvertito la presenza di altre persone che vivevano dentro di me. Devi credermi futuro lettore. Ritorna con il pensiero alla tua infanzia, e ricorderai questa consapevolezza di cui parlo come una delle esperienze della tua fanciullezza. A quel tempo il tuo pensiero non era ancora ben definito o cristallizzato, ma era materia da forgiare, la tua anima era in divenire, la coscienza e l’identità si stavano ancora formando, in un movimento di memoria e oblio”.

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