Le luci nelle case degli altri

Oggi vorrei parlarvi di un libro davvero bello che ho letto un paio di anni fa.

Le luci nelle case degli altri, di Chiara Gamberale, è la storia della piccola Mandorla a cui tocca un destino davvero….non convenzionale! Dopo aver perso improvvisamente la mamma Maria in un incidente stradale, infatti, Mandorla viene adottata. E fin qui nulla di anomalo se non fosse che ad adottarla non è una sola famiglia ma cinque!! Le cinque famiglie che vivono nel condominio di Via Grotta Perfetta 315 di cui Maria, spirito libero e carismatico, era l’amata (da tutti!) amministratrice. Insieme a Mandorla però i condomini si prendono carico anche di un segreto “scomodo” contenuto tra le righe di una lettera che Maria ha scritto alla sua bambina nel giorno della sua nascita. Un segreto che coinvolge inaspettatamente e direttamente tutte le cinque famiglie: il padre di Mandorla è uno degli abitanti del palazzo! Dopo una lunga e accesa riunione di condominio, tuttavia, si decide di rinunciare al test di paternità e, sia per amore nei confronti di Maria sia per non toccare gli equilibri del condominio, di crescere tutti insieme la bambina. E’ così che, a rotazione, Mandorla vivrà con la solitaria signorina Tina Polidoro, con i giovani genitori in crisi Caterina e Samuele Grò, con la coppia omosessuale composta da Michelangelo e Paolo, con la famiglia Barilla e con i litigiosi ma innamorati conviventi Lidia e Lorenzo, prendendo qualcosa di buono da ognuno di loro. Con il passare degli anni Mandorla diventa adolescente (con tutto ciò che l’essere adolescente comporta) ma il desiderio di sapere chi è veramente suo padre non l’abbandona. Colpo di scena finale da non sottovalutare!!

Nonostante le premesse, Le luci nelle case degli altri non è un libro affatto triste, anzi!!! E’ una commedia divertente ed esilarante che ci porta nella quotidianità delle cinque famiglie che si prendono cura di Mandorla. Cinque famiglie come tante che vivono una quotidianità  fatta di crisi, disagi, separazioni ma anche di tanto amore da donare e da ricevere! Per trasmettervi meglio la dolcezza di questo libro ho pensato di riportare di seguito il testo della lettera che Maria scrive a Mandorla! Non mi stanco mai di leggerla…..e se ne avete voglia fatelo anche voi!

“Amore mio.

Ti ho vista solo di sfuggita, poi un’infermiera ti ha portato via. Avevo così tanta tantissima voglia di conoscerti che evidentemente tu l’hai avvertita e sei arrivata con due mesi d’anticipo. Minuscola come una mandorla, dice il dottore. E’ per questo che adesso bisognerà tenerti per un pò in una scatola di vetro: per trasformarti da una mandorla a una bambina vera! Il dottore mi assicura che tutto andrà bene, però in questo letto d’ospedale che ci sto a fare io, se tu non ci sei?

Allora ti scrivo. Perchè non ce la faccio a pensare ad altro che non sei tu. E perchè sono così tante le cose che da qui a sempre vorrei darti, è così grande la paura di non farcela che almeno, se mai un giorno leggerai questa lettera, saprai che ce l’avevo messa tutta ma tutta tutta quanta. Vorrei averti qui con me adesso, ma questo già te lo detto.

Vorrei vorrei vorrei. Vorrei trovare per te un nome perfetto, di quelli che le persone quando ti chiedono “Come ti chiami?”, tu gli rispondi ” Mi chiamo così” e loro ti dicono “Ma ti sta proprio benissimo questo nome! Sembra creato a posta per te!”. Vorrei vorrei vorrei. Vorrei aver studiato un pò di più l’italiano e vorrei aver letto tanti bei libri per scriverti una lettera piena delle parole più preziose del mondo: ma a scuola non ci sono mai andata troppo volentieri. Poi quando sono morti i nonnni ho dovuto sbattermi per cercare un lavoro, e addio cultura! per non parlare del lavoro che alla fine ho trovato, allo Studio Amministrazioni Poggio Ameno: sono sempre alle prese con in conti e le tasse che le persone pagano o non pagano, altro che parole belle! Ma proprio una ragazza che conosco grazie a questo lavoro, che si chiama Lidia, un giorno mi ha detto una cosa da rifletterci su: ha detto “Più sai usare le parole più ti allontani anzichè avvicinarti a quello che vuoi realmente esprimere”. Quindi sai che ti dico? Sono felice di non saper scrivere bene per dirti quello che vorrei.

Vorrei vorrei vorrei. Farti mangiare tutto il cioccolato che vuoi senza che ingrassi (è buonissimo, il mio preferito è quello al latte). Che se i compagni di classe ti prendono in giro per qualche motivo, tu pensi che sono sbagliati loro, mica tu. Fare molti viaggi con te ( io non ho nemmeno il passaporto. ma adesso me lo faccio perchè il mondo là fuori è tantissimo e tu dovrai vederlo tutto, dovrai conoscerlo).

Vorrei che non ti ammalerai mai. Che non ti spuntano i denti del giudizio (toglierli fa davvero male). Che ti piacciono i cappelli come piacciono a me, così possiamo collezionarli insieme. Vorrei che hai tanti amori di quelli scemi, che fanno girare la testa e ronzare i calabroni in pancia: tutti non fanno che ricordarmi che l’amore nella vita non è tutto, e certamente hanno ragione. Ma che ti devo dire? I giorni più felici che ho passato ( senza contare oggi naturalmente) sono stati quelli che ho passato innamorata. Magari di qualcuno che non ne valeva affatto la pena, ma che fà? Non c’è cosa la mondo più bella di svegliarsi in un letto dove non avevi mai dormito prima di quella notte, e pensare: ecco, in questo momento non mi manca niente. E quindi vorrei che quel genere di mattine tu ne vivi tante. Ma naturalmente che poi ad un certo punto trovi la persona giusta (giusta per te: intendo). Io non ci sono riuscita, ma ancora ci spero. Il problema è che gli uomini rimangono incantati quando allo zoo vedono per la prima volta una giraffa: ma poi a casa preferiscono tenere in cagnolino. E’ per questo che vorrei che cresci rara come una giraffa in città, ma con l’istinto domestico del cagnolino (che a me è sempre mancato).

Vorrei vorrei vorrei. Che ti piacerà ballare. Che nei momenti di disperazione non ti viene in mente di invidiare la felicità degli altri, le fortune, i successi degli altri, le certezze, i risultati, le luci nelle case degli altri: dappertutto c’è del bene, dappertutto c’è del male. Vorrei pensarti sempre più forte di quello che potrà capitarci. Insegnarti a cucinare. A riconoscere i nomi delle piante (anche quelle strane). Vorrei che trovi un amico come per me è Michelangelo, qualcuno che mentre tutto il resto gira e cambia, rimane fermo. Che impari almeno una lingua straniera (io non ne so nessuna e mi sento una deficiente). 

Vorrei che leggerai questa lettera quando ne avrai bisogno, così potrà farti bene come oggi sta facendo bene a me scriverla. Vorrei che fino a quel momento tu la tieni con te, in una busta, come una specie di amuleto magico che ti protegge da tutto quello che di brutto sta là fuori. Vorrei vorrei vorrei. Che litighiamo quel poco che basta per capire che siamo davvero importanti l’una per l’atra. Che ti crescono i capelli lisci ( quelli ricci pare che sono una scocciatura).

Vorrei che tuo papà fosse un astronauta che cammina sulla luna ma pensa sempre a noi, e non un uomo come tanti, che abita in via Grotta Perfetta 315 e una sera di marzo, forse per noia forse per curiosità, nell’ex lavatoio del sesto piano ha fatto l’amore con me. Vorrei vorrei vorrei. Che le infermiere ti portano al più presto qui. Perchè sò che tutti i giorni qualcuno nasce, così come purtroppo qualcuno muore. Ma che ci vuoi fare? Quando tocca a te credi che è la prima volta che capita, in assoluto. E oggi mi sembra che nessuna donna, oltre a me, è mai diventata

Mamma”

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